Il Covid ha cambiato le nostre vite modificando le nostre abitudini, il nostro stile di vita e tantissimi i settori che sono stati messi in ginocchio dalla pandemia. Fra i più colpiti troviamo senza ombra di dubbio quello della ristorazione: bar e ristoranti, magari a conduzione familiare decennale, sono stati costretti a chiudere perché non riuscivano più a far fronte alle spese.
L’Italia sta via via ritornando a quella che per tanto tempo abbiamo considerato “normalità”, ma la strada sembra ancora in salita per tantissimi imprenditori.
Il portale Notizie.com ha intervistato lo Chef Gianfranco Vissani, volto noto della ristorazione, per avere qualche suggerimento sul come fare per risollevare le sorti della ristorazione italiana:
“Adesso la ristorazione è prezzata sui 35/40 euro mangiando ‘pizza e fichi’: è questa la realtà. Chi fa cene da 200 euro sa che l’italiano medio non può permettersi di andare a mangiare fuori con la famiglia e spendere 1.000 euro. Solo gli stranieri, i nababbi, consumano ormai a queste cifre. Tutto è rincarato e noi non ce la facciamo più. Chi ne paga le conseguenze è il cliente, quindi dobbiamo mantenere prezzi abbordabili. Ad oggi però il pesce di paranza, così come la carne di qualità, non rientra nei comuni prezzi”.
“Non è certo un caso il fatto che l’abbiano inserita fra le candidature del 2023 nella lista rappresentativa dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità dell’Unesco. E in questo caso non si intende la cucina italiana ‘più alta’, bensì si parla, per esempio, della cassoeula milanese, dei tajarin che fanno in Piemonte o delle specialità siciliane. Non hanno promesso la cucina ‘diversa’, quella che è cambiata dopo il covid. Il virus ha portato a degli scenari impressionanti, ha cambiato tutto, anche in cucina; ha cambiato il modo di concepirla e di capirla“, continua Chef Vissani nella sua intervista rilasciata per Notizie.com
“Spero che si torni a mangiare di gusto perché ‘l’Italia è gusto’, quindi, come dico sempre io, ridateci l’Italia. La cucina italiana è un patrimonio, dobbiamo capire questo. Dobbiamo tornare a tavola a magiare con qualità, approfittando anche della viticoltura che abbiamo. L’augurio è quello di riuscire a valorizzare la cucina presentando gli ottimi prodotti che possediamo“.
La materia prima è infatti di fondamentale importanza. Non bisogna trascurarne la scelta al momento dell’acquisto così come è importante valorizzarla al meglio. È proprio con le combinazioni più adatte dei prodotti che sono nati alcuni piatti celebri che abbiamo esportato in tutto il mondo.
Lo Chef conclude con un suggerimento che riguarda proprio i menu dei ristoranti italiani: “Sono i classici ad aver preso piede, dalla zuppa di lenticchie di Cascia, alla minestra maritata che fanno a Napoli, fino agli gnudi toscani. Sono questi i piatti che dobbiamo riprendere“.
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